Il cruelty free: c’è ancora tanta confusione

20/09/2018

Il cruelty free: c’è ancora tanta confusione


Internet e soprattutto i social sono spesso fonte di informazioni non verificate, a cui si aggiungono le “manovre” dei produttori, studiate appositamente per trarre in inganno chi vuole fare la cosa giusta, ma non dispone di tutti gli strumenti necessari per scegliere un prodotto realmente cruelty free.

maiale felice 

Dal 2013 l’Unione Europea vieta la commercializzazione di prodotti cosmetici testati su animali, ma:

-          le grandi casi produttrici sono in grado di aggirare tale divieto, commissionando i test negli Stati Uniti o in Cina

-          chi esporta in Cina deve obbligatoriamente testare i suoi prodotti. Quindi non è cruelty free. Alcuni grossi marchi hanno perso la certificazione proprio per questa scelta, ma per buona parte dei consumatori sono ancora "virtuosi" (e loro non fanno ovviamente nulla per chiarire la questione)

-          per i detersivi non esiste ancora una legge, quindi i prodotti in commercio sono testati su cavie, gatti, cani, scimmie, …

 

Gli errori più comuni

-          “i prodotti cruelty free sono contrassegnati dal coniglietto”

Il coniglietto è il simbolo di una certificazione, in Italia rilasciata da ICEA in collaborazione con LAV. Ma non tutti i produttori certificati scelgono di modificare il packaging dei propri prodotti includendo “il coniglietto” o di sostenere i costi di una certificazione (e di utilizzo del logo), alcuni optano per l'autocertificazione.

Quindi non solo i prodotti con il logo "ICEA per LAV" sono cruelty free.

 

-          “lo compro perché c’è scritto non testato su animali”

Il più delle volte i prodotti che riportano questa dicitura non compaiono in alcuna lista e non sono cruelty free. Ma non dicono il falso: il prodotto finito effettivamente non è testato su animali. Ora in Europa è vietato, ma da moltissimi anni non veniva più fatto (salvo da Procter & Gamble, “bestia nera” della vivisezione). Consideriamo anche il costo che comporta testare il prodotto finale, che non conviene alle aziende.

La discriminante sono le materie prime: quelle vengono testate, l impegno delle aziende cruelty free è quello di utilizzare solo materie prime della “positive list” (ingredienti presenti sul mercato prima del 1976, anno in cui è entrato in vigore l'obbligo dei test su animali specifici per i cosmetici), ma ormai quasi nessuna azienda è in grado di soddisfare questo criterio, perché la ricerca è in continua evoluzione e vengono utilizzati sempre nuovi ingredienti. Gli ingredienti della “positive List” sono stati testati su animali, ma utilizzarli significa non foraggiare il mercato della sperimentazione. L'impegno vero è quello di non testare le nuove materie prime.

 

Come scegliere i prodotti cruelty free?

Per essere cruelty-free, un’azienda si impegna a:

-          non testare su animali il prodotto finito, né commissionare a terzi tali test 

-          non testare le materie prime, né commissionare tali test a terzi 

-          per le materie prime comprate già testate da fornitori, deve dichiarare che questi test sono avvenuti prima di un dato anno a sua scelta (per esempio, 1995), e impegnarsi a non comprare ingredienti testati su animali dopo quell'anno. 

Esistono 4 liste a cui fare riferimento:

-          Lista VIVO 

 http://www.consumoconsapevole.org/

cosmetici_cruelty_free/lista_cruelty-free.html

Include anche le aziende che si sono impegnate a non testare i propri prodotti attraverso un’autocertificazione. La certificazione ha un costo, in termini di gestione dei documenti e di verifiche ispettive, oltre che di utilizzo del logo, per questo alcune aziende optano per l’autocertificazione e, sul loro sito, solitamente ne spiegano le motivazioni.

 

-          Lista LAV 

http://www.lav.it/aree-di-intervento/vivisezione/le-aziende-cruelty-free

Include le aziende certificare ICEA per LAV, che si sottopongono a verifiche di parte terza

 

-          Leaping Bunny List (internazionale) 

http://www.leapingbunny.org/guide/brands/list

Include le aziende certificate, che si sottopongono a verifiche di parte terza

 

-          Lista PETA (internazionale) . Include le aziende certificate Leaping Bunny e le aziende che si autocertificano

https://features.peta.org/cruelty-free-company-search/index.aspx

Speriamo che questa piccola guida possa aiutare a fare un po' di chiarezza sul senso del termine cruelty free, una filosofia di vita

 

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